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...per arrivare "preparati" al rito di ingresso del nuovo Parroco


…per arrivare “preparati”
Alcune note liturgiche sul rito di ingresso del nuovo parroco.
 
“ Sarà opportuno che Ella inizi ufficialmente il Suo ministero con una celebrazione Liturgica, a cui sia invitata la comunità parrocchiale”. Così dice il vescovo nella “nomina ufficiale”.
Per questo vi invito carissimi a questo momento di festa, di festa sì, perché insieme vogliamo lodare Dio e invocare da Lui la necessaria benedizione e protezione sul nostro cammino.

Ci introduciamo alla liturgia con queste parole: “Carissimi, siamo riuniti nella gioia per domandare lo Spirito di Dio su questo fratello che da oggi, ufficialmente, diventa il nostro nuovo parroco. Disponiamoci alla festa, alla lode e alla supplica perchè il dono che il Signore ci offre diventi, per ciascuno di noi, sorgente di comunione.”

Direi che questo è proprio lo spirito giusto con il quale partecipare al mio rito di ingresso in parrocchia. Un termine sicuramente poco significativo che si usava in passato “presa di possesso” indicava che il parroco era “ufficialmente” colui che, mandato dal Vescovo, amministrava i sacramenti. Tuttavia dobbiamo lamentare il fatto che questa dizione antica non giustifica pienamente la liturgia con i suoi segni, proprio perché, il termine “possesso” suppone più un “dominio” che non una guida pastorale e quindi non certamente conforme allo stile evangelico.
 
Si legge quindi il Decreto di nomina del Vescovo nel quale si manifesta in modo particolare il mandato della chiesa e non la volontà personale del singolo.
 
Così il rappresentante del Vescovo si rivolge al nuovo parroco: “Nell'esercizio del compito di Parroco, collaborerà al ministero Nostro e del presbiterio della Diocesi, impegnandosi perché la comunità a Lei affidata riceva l'annuncio della Parola di Dio, celebri la Liturgia del Signore, cresca nella carità e nella sollecitudine verso tutti e viva in comunione con tutta la Chiesa. La Sua condotta, perciò, sia esemplare nella preghiera Liturgica e individuale, nella povertà evangelica, nello spirito di collaborazione con tutti i fedeli, nella carità verso tutti, ma particolarmente verso gli umili, i deboli, i sofferenti.”

Perché allora si vuole che ci sia una celebrazione pubblica in cui la chiesa è “convocata in assemblea solenne”? Perché queste parole non devono semplicemente restare chiuse in un armadio polveroso dell’Archivio parrocchiale? La  risposta è semplice: perché i fedeli possano, con sollecitudine, vedere se queste caratteristiche sono davvero i tratti specifici del loro pastore secondo quanto il vescovo si attende.

Si rinnovano dunque davanti a tutta la comunità gli impegni legati al ministero sacerdotale: la celebrazione dei misteri di Cristo, l’annuncio della Parola di Dio, il rispetto e la cooperazione con il Vescovo celebrando con devozione e fedeltà, secondo la tradizione della Chiesa, special­mente il sacrificio eucaristico e il sacramento della riconciliazione, a lode di Dio e per la santifica­zione del popolo cristiano.

E’ bello e importante sapere che il Parroco ha come mandato quello di pregare per voi. Quando si chiede al sacerdote…mi ricordi nelle sue preghiere… come tanto spesso avviene, sappiate che questo è un compito specifico del parroco. Occorrerà davvero preoccuparsi che il parroco abbia anche il tempo per  dedicarsi assiduamente alla pre­ghiera, come ha comandato il Signore.

Il Sacerdote poi è un consacrato “appartiene al Signore” per il bene dei fratelli “scelto tra gli uomini per le cose che riguardano Dio”. Così dunque si chiede:  Vuoi essere sempre più strettamente unito a Cristo sommo sacerdote, che si è offerto come vittima pura a Dio Padre per noi, consacrando te stesso insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini?

 Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a com­pimento. Non da solo… ma insieme aggiungo io. Per questo si invoca il dono dello Spirito santo, perché il parro­co e i parrocchiani formino una sola famiglia riunita nella fede, nella speranza e nella carità.
 
Seguono i “riti esplicativi”. Di per sé ogni rito è esplicativo cioè il compito del rito è proprio compiere un segno attraverso il quale si vuole manifestare un significato. Un esempio tipico molto popolare è la stretta di mano. Attraverso questo semplice gesto racchiudo molti significati di amicizia, di valore della conoscenza, di rispetto, di piacere di un incontro. Compiendo un  rito dico che, alle volte, il gesto vale più di tante parole; per questo non va annegato nelle spiegazioni, ma lasciato nella sua semplice significatività.
 
Ecco quindi i segni
 
La consegna dell’Evangeliario richiama l’assiduo annuncio del Vangelo.
…perchè, tu sappia radunare l’as­semblea del popolo del Dio vivente per costituire la comunità dei credenti in Cristo, che è la Chiesa.
 
La consegna dei Sacri Oli richiama l’amministrazione dei sacramenti.
 
La Consegna della stola viola con l’ingresso nel confessionale richiama il sacramento della riconciliazione
 
La chiave del Tabernacolo richiama il culto eucaristico
 
E infine ci si avvicina al fonte battesimale: in quell’acqua, per la potenza dello Spirito Santo, siamo sepolti con Cristo nella morte e con Cristo risorgiamo alla vita immortale: con quell’acqua il popolo di Dio viene asperso in ricordo del santo Battesimo.
 
C’è un ultimo segno, forse un po’ arcaico: viene consegnato al nuovo parroco una specie di “bastone” che in realtà si chiama “ferula”. Si dice che anticamente era usato per correggere gli scolari monelli (spererei di non usarlo mai con voi per questo scopo), nel linguaggio ecclesiastico indicava la “dignità” e la “responsabilità” di chi lo portava, ma anche questo significato mi sembra meno attuale. Ce ne sono due invece che mi piacciono molto e che mi inducono a recuperare questo segno: il primo è il “vincastro”, il bastone del pastore che sostiene nella guida e nel cammino, soprattutto come appoggio quando il cammino è difficile e faticoso e il secondo è una sorta di continuità con i miei predecessori, una sorta di “testimone” che ricevo da coloro che, prima di me, hanno guidato questa comunità: don Gianfranco che sarà presente e la lunga scia di padri e pastori che ciascuno di voi ricorda come buoni accompagnatori di un cammino che ha segnato profondamente la vita di questa comunità, in particolare Mons Villa a cui questa “ferula” era stata donata.

La Messa poi continua nel modo solito. Vi aspetto TUTTI, proprio perché tutti siamo chiamati nella fede a fare esperienza bella della Chiesa.

Con grandissimo affetto
Don Maurizio
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136