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Badalone



 
Tra le tante ovvietà che ognuno di noi esprime frequentemente, c'è quella che recita: “L'Italia è il più bel Paese del mondo”, “Non c'è altro Paese al mondo che ci superi in bellezze di monumenti e natura”. Se era necessaria una conferma, la si è avuta in provincia di Siena.

Al di sopra delle Crete Senesi, dopo aver attraversato verdi ed esuberanti colline, boschi di cipressi, querce e pini, sorge il complesso monastico dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Tra i monumenti più importanti e significativi della Toscana per la ricchezza delle opere d'arte in essa racchiuse. Dagli affreschi del chiostro, con le storie di San Benedetto per mano di Luca Signorelli e di Antonio Bazzi detto il Sodoma, alla terracotta smaltata sopra il grande arco dell'ingresso oltre a quella raffigurante San Benedetto benedicente attribuite ai Della Robbia, al loggiato del chiostro grande, quel che maggiormente incanta è il coro della chiesa. Coro ligneo eseguito dal maestro di tarsia frate Giovanni da Verona, architetto, scultore e intagliatore, durante il suo soggiorno a Monte Oliveto tra il 1503 e il 1505. Forse tra gli esempi maggiori di intaglio al mondo. 125 stalli in cui sono rappresentati, con incredibile realismo, paesaggi, strumenti geometrici, nature morte, animali. Troneggia in mezzo a tanto splendore, a somiglianza di vere e proprie pitture, un imponente badalone. Leggio girevole su cui poggiava, su un piano leggermente inclinato, l'antifonario manoscritto in pergamena con la liturgia musicata: canti gregoriani o comunque le parti cantate della messa. Ricco anch'esso di tarsie, compresa quella bassa frontale, dove è raffigurato un gatto dall'aspetto molto sicuro.

Il termine badalone deriverebbe dall'accrescitivo badiale e, letteralmente badia. Doveva sostenere gli enormi e pesanti manoscritti rilegati in legno e cuoio con borchie e cantonali in ottone, avori e smalti che venivano letti a distanza dai frati in coro.

Preziosità ineguagliabili che ci portano a esprimere un'altra ovvietà: “Attraverso i secoli si è già espressa tutta la bellezza delle arti, sia maggiori, sia minori”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Monte_Oliveto_Maggiore http://www.monteolivetomaggiore.it/chiesa_e_coro.html
http://www.abbazie.com/mom/visita_it.html

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136