Parrocchia S. M. Segreta in Milano:        Dove siamo        Orario SS. Messe         Contatti          Facebook!

Il nostro Don Gianfranco ci scrive...



 
Carissimi parrocchiani di S. Maria Segreta

con invincibile commozione, ogni giorno, tra i miei laboriosi adempimenti di trasloco, penso al mio percorso di parroco nella “vostra/mia” comunità. Dico “mia” non nel suo significato possessivo, ma nel suo indice di condivisione della vita, della fede, del cammino di giorno in giorno, che ciascuno e tutti insieme facciamo nella gioia e nelle fatiche.

In questi giorni, tra uno scatolone e l’altro, e nell’indecisione : “Questo lo tengo? questo lo butto?, vi assicuro che mi sono state di conforto alcune pause, nelle quali mi sono dedicato a sfogliare non i libri contabili, ma i registri parrocchiali dei battesimi, delle prime comunioni e delle cresime, dei matrimoni, e dei defunti di cui ho celebrato i funerali. Vi confesso che non mi sentivo in una selva anonima, ma dentro il fluire vitale della nostra comunità negli anni in cui sono stato vostro parroco. Volti, situazioni, incontri mi rinascono in cuore perché sono stati il tessuto reale, di cui non potevo essere in alcun modo il padrone, ma il fratello, il testimone e il prete.

Credetemi: non mi sono mai posto l’impropria, presuntuosa domanda: “E’ più quello che ho dato o quello che ho ricevuto?”. In me – e tanto mi basta – c’è fraterna memoria di quello che ho visto nascere, crescere, orientarsi, decidere, gioire, rattristarsi nelle diverse giornate di una comunità. Non so come e quanto io possa in parte avervi contribuito, ma so quanto tutto questo mi ha fatto, riaggiustando ogni giorno la mia fiducia nel Vangelo.

Mi sono imbattuto in persone di straordinaria personalità e rettitudine – prezioso e quasi invisibile lievito della nostra comunità – più dedite a spendersi generosamente che a giudicare con severità o con spirito di parte.

Insomma, mi trovo oggi nutrito di anni in cui molto ho ricevuto e ho ringraziato il Signore per quel poco che ho saputo dare.

Vi ringrazio di cuore, ben sapendo che cuore e memoria sono risorse vitali, di cui rendere grazie non solo, certo, al Signore ma anche a ciascuno di voi (e quando scrivo “ciascuno”, i volti mi sono ben impressi dentro).

Vostro aff.mo don Gianfranco
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136