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Nelle terre di PIERO

NELLE TERRE DI PIERO

L'incontro con le terre toscane mi comunica sempre l'emozione di ritrovare gli elementi morfologici caratteristici di quelle aree e,riconoscendoli,ritrovarli sempre come “nuovi”.

Il paesaggio di riferimento e' quello del dipinto senese del Buongoverno:i profili dei colli,le linee dei cipressi,le trame geometriche delle coltivazioni a filare,le grandi linee delle murate difensive con all'interno i volumi emergenti di torri,palazzi,cupole.

Che cosa ho ritrovato che ancora dopo le visite degli anni passati e i tanti viaggi in relta' lontane da questi siti mi commuove e “mi intriga” come la “prima volta”?

Voglio ricordare due realta' non straordinarie ne' di grande impatto visivo ma proprio perche' “minori” o forse perche' tali sono sempre in grado di coinvolgermi emotivamente e soprattutto di riconoscerne la perdurante validita':trattasi di due cittadine alte sui colli e dell'insediamento dell'eremo di Camaldoli. Le due localita' visitate ,Montepulciano e Anghiari,hanno una leggibilita' urbanistica ben definita. La prima e' edificata a cavallo di un crinale,svolgendosi lungo un unico asse viario a forte pendenza e che accoglie al centro la spianata del Duomo e dei palazzi pubblici. Anghiari e' invece posizionata sulla sommita' del colle,con un insediamento tipico di tante localita' appenniniche,con il fascino delle strade a sviluppo elicoidale che seguono l'orografia del colle,

interrotte dalle ripide trasversali ricche di scorci visivi. Le cortine edilizie,sempre molto articolate ma senza intrusioni difformi,rese omogenee dal caldo colore della pietra,mi hanno accompagnato in un percorso,peraltro assai faticoso!,ricco di fascino ed in una realta' che ho sentito e visto tuttora viva e valida in tutti i suoi valori urbani.

                 Eremo di Camaldoli                                Le Celle dei Monaci

Il fascino dell'Eremo di Camaldoli,oltre a quello esteriore,quasi teatrale,della composizione edilizia della piazzetta di ingresso con la chiesa dai due campanili,quasi a guardia della comunita',e' stata la lettura dell'insediamento del complesso delle celle conventuali. In un contesto totalmente integro di una fitta abetaia dove la natura e' assolutamente sovrana,la scelta in allora operata e' stata quella di un insediamento minimamente invasivo,dai materiali e volumi di minore impatto ma che permettono la facile lettura della tipologia di un sito dedicato all'isolamento,alla preghiera,al rapporto con la terra. Mi e' venuta curiosita' di fare un breve escursus storico di raffronto su questa particolare tipologia di insediamenti che e' quella delle celle monastiche.

Certosa di Pavia. Le Celle dei monaci

Ho incontrato 4oo anni dopo le “importanti” celle del Chiostro Grande della nostra Certosa di Pavia e 500 anni ancora dopo l'aggregazione delle celle a formare la “merlatura” del convento\fortezza di La Tourette,vicino a Lione,dovuto alla sapiente mano di Le Courbusier in una delle sue ultime e piu' affascinanti opere: una straordinaria sequenza di forme e linguaggi architettonici per i quali mi sono divertito a leggere le diverse sensibilita'con le quali si e' data nel tempo soluzione all'importante tema dell'inserimento nel paesaggio dei grandi manufatti architettonici.

Le Corbusier. La Tourette, le Celle dei Monaci 

L'incontro con l'opera di Piero della Francesca e' stato l'importante completamento del nostro intenso viaggio. L'architettura di Brunelleschi e di L,B,Alberti.la pittura di Masaccio in Firenze trovano in Arezzo la grande sintesi fra la prospettiva ed i colori puri della pittura di PdF. Mi ha interessato la lettura che la nostra brava guida ci ha voluto fare di un testo deli anni '50 di B.Berenson dal titolo: P.d.F. Maestro dell'”ineloquenza”. Un testo forse provocatorio ma che come tutte le provocazioni possono contenere spunti e ipotesi per diverse letture. La pittura di Piero non vuole esprimere passioni,comunicare emozioni,le stesse storie del ciclo di S.Francesco sono il pretesto per comunicare il manifesto delle nuova pittura: ….da Cezanne all'arte astratta e metafisica...forse ci puo' stare.

Pier della Francesca. La Madonna della Misericordia

Ernesto Giorgetti

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136