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Scateniamo la gioia!


 
Scateniamo la gioia!
 
“Sogno un oratorio, Signore, aperto a tutti, con uno spazio grande e tanti amici con cui giocare, discutere e lavorare. Vorrei vedere sul volto di sacerdoti, catechisti ed educatori la gioia di essere tuoi portavoce e testimoni. Perché all’Oratorio voglio e devo incontrare te che sei e rimani il Numero Uno, perché tu sei la risposta alla mia giovinezza. Sogno un gruppo di amici che sappiano sorridere, ma anche rimboccarsi le maniche. Un oratorio con le urla, la musica, i giochi e le risate di tante persone che nell’allegria cercano e trovano quel loro Dio che li chiama e propone loro una ricetta tutta speciale per riuscire nella vita”.
 
Il sogno di un bambino, di un ragazzo è ciò che siamo chiamati a realizzare. Anche noi (parlo a nome mio, di don Matteo, penso anche delle catechiste e di tutte le persone che gravitano intorno all’Oratorio) dobbiamo e possiamo sognare in questo modo e con uno stile: quello di Gesù, l’Amico dei ragazzi. L’Amico è qui, per noi, adesso. Si fa Dono completo, totale, senza riserve e senza misura. È la mano che s’insinua nella mano e accompagna con attenta tenerezza. È il sorriso che incoraggia ed invita, è la gioia, è lo sguardo che penetra, il piede che prepara il passo sulle strade della vita. È la voce che talvolta chiama alla sua sequela: l’oratorio ha un’autentica connotazione vocazionale. È il cuore che accoglie e riposa: e pazientemente attende la risposta. Ognuno qui deve fare esperienza di Dio.
 
Ed è da qui che vogliamo dire a ciascun bambino e a ciascun ragazzo: “Vedrai che bello!”. Vedrai che bello questo oratorio che vuole modellarsi e rielaborarsi quotidianamente per accogliere ed interpretare i vissuti di ciascuno. Vedrai che bello questo oratorio che vuole favorire l’incontro, la vicinanza, il contatto quotidiano che diventa gradualmente condivisione di linguaggi, spazi, emozioni ed attività. Vedrai che bello questo oratorio che è da abitare e da rendere familiare in modo da sentirlo proprio e riconoscersi. Abitare vuol dire conoscere, gustare, curare, trasformare e costruire. Abitare è relazione, è gioia, è fatica e sacrificio.
Questo oratorio dicendo Vedrai che bello! vuole esaudire un sogno: essere pieno di gioia. E da qui l’invito per ciascuno di noi (bambino, ragazzo, genitore, nonno): scateniamo la gioia!
 
Questo che inizia è il terzo anno in cui sarò presente in mezzo alla comunità di Santa Maria Segreta. Mi sento ormai parte di questa bella comunità: si sono costruiti bei legami con la speranza e la volontà di costruirne altri e rinforzare quelli già esistenti. C’è la volontà e il desiderio di costruire insieme qualcosa in più: l’anno scorso è stato proposto il cammino con i ragazzi di seconda media (attuale terza) che ripartirà quest’anno oltre ad un cammino per i ragazzi che hanno fatto la Cresima lo scorso maggio; qualche domenica insieme potrà essere rinnovata nella sua “struttura”; ci saranno altre novità e sorprese.
 
Sogniamo insieme un nuovo oratorio: questo è l’invito che mi sento di fare a ogni bambino, ragazzo, adolescente, genitore, adulto che abita in questa comunità. Sogniamo una nuova meta guardandoci dentro e dando un senso ai desideri che abitano i nostri cuori; scegliamo nuovi obiettivi e continuiamo a camminare insieme e collaborando perché collaborare ci permette di capire che l’amicizia di chi ci è accanto è qualcosa di bello e indispensabile per la nostra vita. Siamo fatti per stare con gli altri, per essere amici e fratelli: le cose belle e grandi si fanno insieme.
 
 
Vedrai che bello!
la bellezza dei bambini cantano e ballano,
la bellezza di una confidenza detta ad un amico e ad un’amica,
la bellezza del sorriso dopo aver versato qualche lacrima,
la bellezza della gioia,
la bellezza dell’albero che dà frutto,
la bellezza di essere un sacerdote,
la bellezza dell’animatore che si prende cura di un bambino,
la bellezza quando mi chiamano per nome e mi chiedono come stai,
la bellezza della fatica dopo aver sistemato e pulito gli ambienti,
la bellezza di conoscere nuove culture,
la bellezza di un dialogo,
la bellezza di guardare negli occhi l’altro,
la bellezza di organizzare un gioco e di giocare,
la bellezza della condivisione,
la bellezza della vocazione,
la bellezza di veder il proprio figlio dire: “Mamma, Papà, oggi mi son divertito un sacco”,
la bellezza di divertirsi,
la bellezza di essere catechista,
la bellezza di stare insieme,
la bellezza di dire “Io ci sono”,
la bellezza di condividere,
la bellezza di dire “Qui sto bene”,
la bellezza di pregare,
la bellezza di stupirsi,
la bellezza di fidarsi,
la bellezza di una relazione,
la bellezza della catechesi,
la bellezza di poter chiedere aiuto ed essere aiutato,
la bellezza di essere animatore,
la bellezza di vedere i ragazzi che crescono,
la bellezza dell’Oratorio,
la bellezza di un incoraggiamento,
la bellezza di un “grazie”,
la bellezza del silenzio,
la bellezza di testimoniare il Vangelo,
la bellezza di sentirsi a casa in Oratorio,
la bellezza di essere educatore,
la bellezza di tutto ciò che ci circonda,
la bellezza di ringraziare il Signore.
La bellezza di dire a ciascuno “Vedrai che bello!”
 
Alessandro Marucchi
Educatore responsabile
 
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136