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Scuola di italiano per stranieri. Rendiconto 16-17

Rendiconto dell’attività svolta nell’anno pastorale 2016-2017
Anche quest’anno si sono chiusi, come di consueto a fine maggio, i corsi d’italiano per stranieri della Scuola Parrocchiale. Come da molti anni le attività della Scuola sono iniziate a ottobre: otto mesi di lezioni bisettimanali, della durata di un’ora e mezza ciascuna, per un totale di poco meno di 100 ore per ogni corso. Le classi sono state nove, sette pomeridiane e una serale, dal lunedì al venerdì, suddivise in tre  livelli: “principianti assoluti” (“Corso base”, livello A1), “già con conoscenze  di base dell’italiano” (“Corso avanzato” di livello A2), ed una “di accoglienza” (livello 0) istituita nel mese di marzo. Le classi sono state condotte da 13 volontari/insegnanti (vedi allegato 3).
Abbiamo avuto circa 160 allievi iscritti, provenienti da moltissimi Paesi, con una netta prevalenza dell’America Latina, in particolare Perù, Equador e Salvador. Molti anche dallo Sri Lanka. Ma ne sono arrivati anche da Siria, Cina, Africa, Est Europa, Iran. Sono diminuiti gli iscritti provenienti dalle Filippine: da qualche anno, la Parrocchia ospita anche corsi speciali di italiano gestiti dagli stessi filippini che insegnano ai loro connazionali. Chi è appena arrivato in Italia trova sicuramente più facile apprendere l’italiano se gli viene insegnato da persone della sua stessa lingua.
La composizione delle classi è spesso difficoltosa; le lingue madri degli allievi iscritti alla nostra Scuola parrocchiale (vedi allegati 1 e 2 preparati da Giulio Dotti) sono molto diverse. Molti arrivano da mondi linguistici totalmente differenti dal nostro, come quello cinese, che non è alfabetico ma logografico, o come le lingue cingalesi, indiane, arabe, russe, con alfabeti non latini. Pensate che in alcune lingue non c’è singolare e plurale o maschile e femminile, in altre non c’è il tempo passato dei verbi, ma solo il presente. E poi ci sono immigrati che hanno bassa scolarizzazione, altri che invece hanno fatto le superiori e alcuni l’università. Le classi non possono essere formate solo in base al grado di conoscenza dell’italiano: bisogna considerare anche la lingua madre, il grado di scolarità e quando la persona è giunta in Italia. E poi ci sono i flussi di arrivo: i nostri corsi cominciano ad inizio ottobre si protraggono per otto mesi. Ma molti arrivano in ogni momento dell’anno. Così è nata a marzo, una nuova  “classe di accoglienza” (livello 0), che è una prima risposta al bisogno di elasticità nell’offerta dei corsi.
Agli studenti che hanno assicurato un minimo di presenza durante tutto l’anno è stato consegnato a fine corso un CERTIFICATO di FREQUENZA.
Stefania Bravi (“Referente” della Scuola di italiano per stranieri)
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136