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"Sud Tirolo batte Alto Adige 2 a 0". Un po d'ironia non guasta...


SUD TIROLO BATTE ALTO ADIGE 2 A 0
  
Il pazzerello april non è compiuto
e testimone è il cielo tutto grigio
ma gli ultimi dì del mese, è assicurato,
che gli acquazzoni faranno mal servigio
 
bagnando il capo nostro e del Prelato,
perché, proprio in quei giorni, ha stabilito
il gran consiglio dell’Episcopato
che la gita parrocchiale sia compiuta.
 
Puntualissimi tutti alla partenza
con ombrelli, scafandri e la cerata,
l’attento Orlando fa notar l’assenza
di Federica, che arriva trafelata. 
 
In prima fila il Poma Monsignore
E poi Dora, del Tralcio il fior più bello.
Accanto Enrico, del gruppo animatore,
ovvio, c’è Giulia, a guardia del portello.
 
Nella parte central dell’automezzo
un campionario troviam dei terza età,
anche se l’ Erbi, oramai da un pezzo,
varcata la soglia della quarta ha già.
 
Del pullman nella parte terminale
dei così detti “giovani” la zona,
che animati da spirto assai gioviale
di chiacchiericci fan la maratona.
 
Sempre discreto Monsignore intanto
tutto Rosmini ci racconta in viaggio
dal dì che nacque insino al camposanto,
dei suoi parenti, di nobile lignaggio.
 
Ma nonostante fusse assai istruito
nel corso del ginnasio fu bocciato
e questo evento suoni come invito
a non crucciarsi pel pupo accidentato.
 
Fu sol la prima grana chè, più avanti,
gli scritti suoi, di massimo interesse,
all’indice fur messi tutti quanti
ma, alla lettura, fur or di nuovo ammessi.
 
A Rovereto, Rosmin non s’è veduto;
al ristorante andammo ed al  Museo,
di belle forme, mediocre il contenuto;
infin partimmo con tutto il gineceo
 
e al Post Gries Hotel giungemmo di Bolzano
ove ad ognun viene assegnato un letto
con tele, bagno e pur l’asciugamano,
ove, dopo mangiato, lesto m’affretto.
 
Il dì seguente, per la colazione,
imbandito troviamo un buon banchetto:
mancava solo il nostro panettone
ma c’era macedonia con sughetto
 
e yoghurt, speck, formaggio e prosciuttino
sughi di frutta, strudel, ovo sodo
delle brioches, legger come un piumino,
sì che da lì mal volentier mi schiodo
 
per fare un giro in tutto il comprensorio
a visitar Musei, Chiese e mercati
compreso il luogo , a tutti più notario
dove, stecchito, sta il re degli antenati.
 
Dal Similau ci arriva, congelato,
con tutto il suo corredo e l’armatura,
sì come da una coppia fu trovato
ancora con le ciabatte e la cintura.
 
Tutti gli oggetti che portava seco
in bell’ordine han messo nella mostra
con molte spieghe e senza alcuno spreco
per conoscenza ed istruzione nostra.
 
C’è pure lui, in frigo trasparente,
il nostro Otzi, in posa un po’ coatta.
Vista l’età, possiamo veramente
ringraziar per la scoperta chi l’ha fatta.
 
A Lana d’Adige nella Chiesetta
del mille cinque c’è un bell’altare
che , ai tempi , costò d’oro una borsetta
ma che ancor oggi possiamo contemplare.
 
L’artista nordico ha costruito
lo splendido altar con le portelle,
quattordici metri dall’impiantito,
trentacinque statue, tutte molto belle.
 
Nel settecento un Parroco zuccone
di cambiar arredamento avea proposto
ma tutta s’ arrabbiò la popolazione
che fè l’altar tornare al proprio posto.
 
“Lo stil barocco non è di nostro gusto
e nostri erano i soldi che sborsammo”
e fu così che senza alcun trambusto
l’opra possiamo mirar senza alcun danno.
 
Ma non di sola arte vive l’uomo
e i teutonici chef ci hanno ammannito
di maiale uno stinco come un duomo
che in un gran forno avevano arrostito.
 
Per alleviar la noia del suino,
gli han messo accanto rafano piccante,
e, vellutato, un morbido porcino
per l’ospite salvare, agonizzante.
 
Aver la guida, in questa situazione,
che t’illustra le Chiese ed i conventi,
ti impedisce di andare ciondoloni
perdendoti i tesori più importanti.
 
Ma se la scelta cade sfortunata,
se la guida del gruppo, una donzella,
chi l’ha fatta ti ricorda ad ogni arcata
e lunghi nomi tedeschi ti inanella
 
allor la cosa cambia molto aspetto,
non vedi l’ora che quella se ne vada
rimpiangi molto il giorno maledetto
quando scelta tu l’hai nella contrada.
 
Al Monsignor le laudi ha già scippato,
taglian tutti la corda ginocchioni
sperando non li veda nel mercato
dato che a tutti rotto ha già i marroni.
 
L’abbiam lasciata sola alla stazione
curando ben che non perdesse i treno,
poi …via tutti di corsa, un emozione!
Soli alla fin torniamo e su di tono!
 
D’otton le nozze abbiam festeggiato
di Lella e Giorgio, bevendo lo spumante
e un grazie noi dobbiamo al sullodato
che amministra il malloppo del contante.
 
Il burraco seral non ho seguito
per esser pronto al risveglio antelucano
ma fino a mezzanotte ho resistito
pur di vedere il nostro Montalbano.
 
Per dire il vero, nei passati giorni,
d’esser fuori d’Italia mi sembrava
non solo per la lingua dei dintorni
ma per tutto quel che d’ intorno stava:
 
le aiuole fiorite ordinatissime,
sulle strisce traversa anche il bambino,
le bici che non passan velocissime
sul marciapiè, tagliandoti il cammino.
 
Quando di clacson un coro ho percepito
e bici e moto ho visto contromano
d’esser tornato in patria ho ben capito
e, in effetti, s’era già a Milano
 
                          Erbi, Conte della Ruera
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136