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Per un Natale più consapevole



 
Un bimbo a noi è stato dato: Puer natus est nobis. Sì, proprio la straordinaria bellezza di questa antifona natalizia che ha, da sempre, stupito, affascinato e nutrito la preghiera di tanti credenti, ha anche ispirato decine di grandi artisti che nei secoli hanno cantato la lode di Dio con queste parole! Fermiamo dunque lo sguardo del cuore su quella piccola parola “nobis”: è “per noi” questo bambino, è “per noi” dono.

Il Natale non è un mistero “grande” solo perché il parto della Vergine è un’opera di Dio, ma perché questo grande mistero io l’ho potuto contemplare, l’ho potuto conoscere, toccare con le mie mani. Si è fatto “admirabile”. Qui sta la sua grandezza.

Non è questo sguardo contemplativo che ci ha introdotto nella splendida opera “La Nativitè du Seigneur” di Olivier Messiaen e che abbiamo potuto ascoltare nella grande interpretazione del Maestro Corti? Come dicevo nell’invito a questo concerto: partecipare a questo incontro con la Musica diventa un vero e proprio cammino di approfondimento dell’autentico significato del Natale, visto che, come a volte capita purtroppo anche noi, siamo più irretiti dai tanti messaggi consumistici che la nostra società ci propone, che nulla hanno del Natale di Gesù.

Per un Natale più consapevole, appunto, riscopriamo, con quest’opera, tutti i personaggi della natività: gli angeli, i magi, i pastori, la Vergine. Essi hanno una funzione catechetica nel vangelo come in questa composizione: gli angeli lodano, i magi cercano ed esprimono la loro gioia quando trovano il bambino con sua Madre (da notare il vertice altissimo dell’”intrantes domum” della bellissima sallenda ambrosiana “Videntes stellam Magi” cantata come introduzione dal coro), sì perché Dio lo si incontra dopo una quotidiana e intelligente ricerca; Dio  lo si incontra “in alto”, così infatti ci dice la parola profetica del tempo di avvento …”Sali su un alto monte tu che annunci la Lieta Notizia”. I pastori si stupiscono e infine la Vergine che medita nel profondo del cuore. Questi sono gli atteggiamenti giusti per vivere il Natale. Il Vangelo ce li dice ogni anno. Quest’anno arricchiti ulteriormente da questa opera straordinaria. Perché abbiamo scambiato il Natale a un buon sentimento da favola che serve ad addormentare l’anima invece che accogliere Dio nella nostra vita quotidiana?

E poi il Verbo, il Padre, i figli di Dio. E’ ancora la liturgia che ci aiuta qui a comprendere la grandezza del Natale nella significativa antifona: “O meraviglioso scambio (O admirabile commercium) Dio diventa uomo perché l’uomo diventi Dio”. E proprio questa predestinazione ad essere suoi figli adottivi è la migliore lode della sua gloria. Non è di questa gloria che ci parlano gli angeli?

Il Natale ci ricorda Messiaen, non quella favola vuota dipinta di luci colorate che siamo abituati ad augurare, piena di cose ma vuota di Dio è il Verbo, fatto carne, che accetta la sofferenza. Il mistero del Natale si colora di sangue come ci dice la liturgia della divina Maternità di Maria nella profezia di Isaia:

«Chi è costui che viene da Edom,
da Bosra con le vesti tinte di rosso,
splendido nella sua veste,
che avanza nella pienezza della sua forza?».


e che l’antica antifona del giorno di Natale “Quis est iste”, sintetizzava chiedendo a Colui che era vestito di bianco: “perche sono così rosse le tue vesti?” Il Natale prelude alla Pasqua. Il bianco abbagliante della luce di Dio si tinge del rosso sangue della Passione liberamente accettata.

Questo bambino è segno di contraddizione, darà un dolore che trafiggerà l’anima! Ne sono testimoni, da subito, nel tempo liturgico, il martire Stefano e i Martiri Innocenti. L’insana invidia di Erode e la cecità sconsiderata del vuoto integralismo religioso, si oppongono al Re che viene.

L’incarnazione è in vista della passione morte e risurrezione. Non si può scindere questo misterioso piano della salvezza, voluto da Dio, che nel suo grande amore chiama tutti noi ad essere suoi figli.

Queste sono le grandi idee teologiche che sostengono l’opera di Messiaen. Il Natale celebra tre nascite: quella increata del Verbo, quella temporale del Cristo, ma anche la nascita spirituale del cristiano.

Dieu parmi nous “Dio con noi” l’ultimo quadro di quest’opera imponente, forse il più famoso o quello certamente più eseguito come singolo brano estratto dall’opera stessa, ci dice che questo “Puer natus” non è soltanto “per noi”, ma è anche “con noi”.

“Dieu parmi nous” celebra la straordinaria grandezza di Maria, scelta per essere la Madre di Dio e Madre dei figli Dio. Il suo cuore trasale di gioia perché ogni uomo, in ogni tempo della storia, potrà ricordare che questa umile serva è stata scelta per essere la Madre del Figlio di Dio. Maria si è consegnata con fiducia alla volontà dell’Onnipotente, Colui che fa grandi cose quando può operare con i semplici di cuore. Sono parole della Vergine, ma anche della Chiesa tutta intera. Colui che mi ha creato, ha scelto di abitare nel mio grembo, ha scelto di essere il “Dio con noi”. Non poteva esserci quindi che il Magnificat come incipit di questo brano famosissimo dove i temi musicali si intrecciano in un’apoteosi finale di gloria.  Gloria e Presenza che, percepita dall’anima credente fa pronunciare con forza: “Magnificat”!

Non mi addentro qui nelle caratteristiche tecnico-musicali di quest’opera (spiegate abbondantemente e in modo preciso nel programma di sala) che, certo, non è di facile ascolto e che, essendo musica del novecento, dilata il sistema tonale usando nuove forme musicali. Coloro che hanno esperienza nell’ascolto di questa musica certamente hanno potuto godere di una serata “speciale”. E’ciò che ci dice Messiaen con queste parole: “Io voglio fare come i maestri vetrai del Medioevo. Non spiegare nulla ma abbagliare” (un consiglio per sperimentare questo abbaglio medievale è stare nel presbiterio della cattedrale di Metz al sorgere de sole). Siamo rimasti abbagliati: è proprio l’effetto che abbiamo sperimentato in questo concerto! Grazie!

Don Maurizio

 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136