Parrocchia S. M. Segreta in Milano:        Dove siamo        Orario SS. Messe         Contatti          Facebook!

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Una domanda ricorrente: qual è l’origine del titolo “Santa Maria Segreta”?


 
Il titolo “Santa Maria” è comune a un’infinità di chiese: e questo si può comprendere senza alcuna difficoltà se si pensa a Maria di Nazaret, la madre di Gesù, il Signore. Infatti, il mistero cristiano dell’Incarnazione riconosce nel “sì” di Maria e nel suo grembo il felice raccordo tra il “disegno del Padre” a favore dell’umanità e il femminile consenso a dare “carne” al Verbo. Lungo i secoli, poi, un incredibile numero di luoghi di sosta, di culto – nelle grandi città come nei più remoti siti rurali e alpini – ha disegnato una rete fittissima di memorie, di eventi speciali, di devozioni, nella quale il nome di Santa Maria si è intrecciato con diversi toponimi, e soprattutto con i termini alti e famigliari delle Scritture: termini in cui, in un modo o nell’altro, risuona il presentimento o la contemplazione della Donna/Madre resa feconda non da seme umano ma dal seme del Verbo di Dio. Da qui una fioritura di immagini e di nomi come riflesso del prezioso diamante mariano.

Vengo ora alla inconsueta, per non dire molto singolare, associazione di termini “Santa Maria Segreta”, della quale si ha attestazione certa, che indicava prima una cappella e poi una chiesa che ebbe dignità ed esercizio parrocchiale in zona Cordusio, come segnalano i registri dei battesimi lì amministrati. La titolatura “segreta” era così ab immemorabili sedimentata, che in un atto di battesimo (sec. XVI) appare una curiosa dicitura a proposito del nome (“Segretta” appunto) assegnato alla figlia illegittima d’un aristocratico rimasto anonimo: un vero e proprio affidamento a Maria di questa bimba attraverso il titolo della chiesa parrocchiale, così allusivo oltre che espressivo.

Qualche parca notizia informa, inoltre, che nel sec. VIII, molto prima della fondazione canonica della parrocchia, si costruì nello stesso sito una cappella votiva in onore di Maria, in riconoscenza per una non precisata grazia ottenuta, “segreta” in quanto sia il fatto che il beneficiario dovevano restare anonimi. Un’ipotesi immaginata così, presenta un fianco debole. Infatti, è piena l’Europa, per non dire il mondo, di edicole e cappelline sorte come ex-voto in seguito alle più svariate circostanze sia individuali che pubbliche, interpretate come segno della materna intercessione di Maria; ma nessuna di queste cappelle votive, di cui pure si voleva conservare anonimo il donatore, ha adottato la denominazione “segreta”, oltretutto collegata al nome stesso di Maria. L’osservazione è di tale spessore, da non poter essere archiviata con noncuranza.

Per questa ragione ci spingiamo più addietro nei secoli, fino a quel momento in cui si installò a Milano una prima nutrita, ben organizzata residenzialità di cristiani, esattamente in quell’area (tra l’attuale piazza Duomo e l’immediato circondario di Cordusio) in cui è ben documentata dall’archeologia la presenza operosa e liturgica di una comunità cristiana. Proprio lì sorgeva un tempietto pagano dedicato a Demetra (il nome greco significa “Madre Terra”): divinità legata ai misteri eleusini. In epoca romana, quando si verificava un lutto in famiglia, c’era l’usanza di fare un sacrificio alla dea del mondo sotterraneo e della fertilità. Qui c’era dunque un “secretum” di cui la dea era, con la sua figlia Persefone, protagonista al fine di aiutare gli uomini a coltivare speranze più solide per la loro vita terrena e speranze in qualche modo definitive per ciò che dopo la morte verrà. I cristiani, come facevano spesso quando riscrivevano i miti classici extrabiblici nel loro linguaggio “nuovo”, seguirono l’intuizione di presentare Maria come colei a cui fu dato “veramente” di congiungere in sé, con l’incarnazione del Figlio di Dio, il mondo degli uomini e il mondo di Dio, il presente della vita terrena con la gloria del Risorto. Così si spiegherebbe la nascita dell’abbinamento “forte” Maria-secreta, vero grembo della generazione nuova e della salvezza per sempre offerta agli uomini.

Dgf
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136