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Una parola… a margine di uno splendido concerto



 
Sarà la mia passione straordinaria per la musica, sarà che Bach tocca particolarmente le corde del mio cuore, sarà per la sensibilità che mi porta a vedere nel profondo della spiritualità dietro queste scritture musicali, sarà perché questa musica trova in me come una cassa di risonanza, sarà quel che sarà, ma certo non riesco a non dire ciò che provo proprio a livello di fede quando ascolto musica come quella che abbiamo ascoltato nel concerto di Alessio Corti nella nostra chiesa parrocchiale lo scorso 29 settembre ben organizzato dall’Associazione Noema e introdotto dal prof Raffaele Mellace.

Non voglio entrare nella questione tecnica mi basta raccogliere qualche sentimento mio personale per dire cosa suscita in me una tale opera d’arte.

Forse siamo abituati a giudicare le opere d’arte per il loro essere famose, magari per le lunghe code che essere esercitano nei musei e allora ci sembra che la Cappella Sistina sia l’opera più bella, oppure il Cenacolo di Leonardo, visto che è qui vicino, e attira lunghe file di giapponesi. Il nostro Vescovo ha scelto una delle opere di Michelangelo tra le più straordinarie della scultura di tutti i tempi e ce ne ha spiegato il suo significato artistico-simbolico in modo appassionato, (io la amo molto, l’ho vista più volte, ma mi è sempre capitato di vederla da solo o con i pochi amici che mi accompagnavano) ma qual è l’opera più famosa, la più grande, la più bella, quella che sta in cima alle classifiche redatte da coloro che vogliono farci stupire? Io non la so sceglila tu che leggi…ma io volevo dirti che la “Messa per organo” di Bach per me, sta proprio lì. Ai primi posti. Saper coniugare liturgia, spiritualità, catechismo, solennità, contemplazione, penitenza, misericordi, speranza e tanto altro ancora, mi sembra proprio un’operazione da genio, un’operazione da mettere in cima alla classifica.

L’immagine stessa della Trinità, nella sua grandezza e nella sua misteriosa essenza, sta certamente nel preludio capolavoro di Bach, in mi bemolle, dove, attraverso il numero tre usato nelle diverse forme della scrittura musicale, ci dice, simbolicamente, il Dio uno e trino. E’ come se l’autore ci invitasse a iniziare questa liturgia di suoni con il gesto tipico del segno della croce che introduce ogni nostra preghiera, dalla più semplice alla più solenne e che ci ricorda come noi siamo segnati da questo mistero trinitario dal giorno del nostro battesimo, mistero che dal primo istante della nostra esistenza ci avvolge del suo amore chiamandoci ad essere “realmente” figli del Padre, fratelli del Cristo e santificati dallo Spirito.

Poi la messa prosegue con il testo liturgico “senza parole” ma affidando al canto dell’organo secondo lo stile del corale luterano:

il Kyrie
Il Gloria
Il Credo
Il Sanctus
Il Padre nostro
L’Agnus Dei

Per giungere al piccolo catechismo sui dieci comandamenti, sul battesimo e sulla penitenza con il commento al famoso salmo “De profundis”. Personalmente devo dire che questo corale in “organo pleno” più che una coscienza della distanza da Dio a causa del nostro peccato (l’intervallo di quinta che ne caratterizza l’incipit), mi dà invece un senso di grande speranza. La speranza per l’attesa di un Dio che è perdono e misericordia.

Il moto ascendente delle note che ci richiama il desiderio e l’attesa dell’aurora: l’aurora della Redenzione (non a caso questo salmo è usato dalla liturgia delle ore del rito romano nei primi vesperi del Natale).

Questo salire “in alto” figurato dalla scrittura organistica richiama il passo del pellegrino che sale all’alto monte della città santa. Fa parte infatti questo salmo dei “canti delle ascensioni” dei pellegrini che si recavano a Gerusalemme. Niente miseria dunque, ma gioiosa speranza che nella città di Dio, presso il Signore, è la misericordia e grande è con Lui la redenzione. Sarà con questa stessa solennità, “con moto maestoso”, che Mendelssohn commenterà lo stesso salmo nella sua splendida terza sonata per organo in la maggiore op.65.

l termine della Messa avviene con un Postludio altrettanto grandioso quanto il preludio iniziale. Infatti il tutto si conclude con una fuga che, proprio in onore della Trinità, è tripla cioè con tre temi differenti dedicati alle tre persone della trinità. La vertiginosa architettura di questa composizione fa veramente venire in mente la superba verticalità di una cattedrale gotica.

Per quanto riguarda l’interpretazione di Alessio Corti, il nostro organista, non dico niente, ma anche lì sarei per i primi in classifica.

Concludo invitandovi a non perdere questi preziosi appuntamenti che abbiamo la fortuna di poter ascoltare, a un elevatissimo livello interpretativo, nella nostra chiesa parrocchiale. Sono autentici momenti ricchi di spiritualità (non dimentichiamo mai che tali musiche sono state composte dagli autori per la liturgia, per accompagnare dunque la preghiera corale della chiesa e non certamente per i concerti) e quindi con un ascolto attento noi possiamo coglierne tutto il loro più profondo significato, nutrire la nostra spiritualità e rendere “gloria a Dio” come scriveva Bach a margine dei suoi spartiti.

Don Maurizio

 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136