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La Parola e le parole



 
Sono note le difficoltà che la Chiesa cattolica ha incontrato nell’interpretazione del Concilio Vaticano II e che sono tuttora aperte, inoltre le mutazioni storiche e lo svilupparsi delle scienze aprono nuovi problemi, basta pensare ai nuovi fronti della tecnologia biomedica che rende sempre più difficile distinguere tra generazione di un figlio e fabbricazione di un bambino. Alla determinazione di tutte le verità non si arriva una volta per tutte.
Sullo sfondo di queste prospettive il magistero ecclesiastico non poteva rimanere insensibile e, aiutato del ripensamento anche teologico, interviene cercando di chiarire al cristiano il proprio pensiero. Non è compito nostro riferire le numerose dispute, gli eventuali abusi interpretativi o le proteste, noi vorremmo segnalare “Le Parole” più importanti e decisive che Papa Francesco rivolge a tutti i suoi figli e, come suggerisce il card. Scola, “non aver fretta di consumarle” ma che “diventino oggetto di lettura personale e di confronto comunitario”.
 

 

 

 

 

La Parrocchia, già per il fatto che il suo ambito di aggregazione è la comunità di vicinato, può diventare segno di comunione. Il territorio è il luogo in cui si rende presente la comunità dei credenti animata dallo Spirito di Gesù, radicata nella Parola e plasmata dall’Eucaristia. Essa è il luogo della pastorale quotidiana, grazie alla quale la fede può diventare accessibile a tutti e a ogni condizione di esistenza. Ciò deriva intimamente dal suo essere “la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e della sua figlie e che vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi, diventando la casa aperta a tutti e al servizio di tutti” (Giovanni Paolo II).

SINODO DIOCESANO 47°, 1995, §135-136